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Il più popolare musicista basco, organettista dotato di tecnica eccezionale che ha saputo amalgamare una band di tutto rispetto che sta conquistando il mondo intero. Temi popolari e brani originali si alternano in un crescendo senza paragoni. Ogni suo concerto è un evento.
Kepa Junkera esemplifica, attualizzandolo, il carattere viaggiatore e avventuroso del popolo basco. Come i vecchi pescatori, conquistadores e missionari, l’artista biscaglino ha spiegato al vento la vela della sua “triki” (organetto diatonico) per viaggiare nei cinque continenti fino a diventare il musicista più internazionale dei Paesi baschi.
Cresce nella tradizione della musica basca, tra i balli popolari delle sagre e le fisarmoniche e i tamburelli con cui entra in confidenza nei gruppi di ballo del quartiere. Il suo “barrio”, Rekalde, cui renderà omaggio nel suo primo disco, un lavoro collettivo pubblicato nel 1987 di cui fa parte Mugarik gabe, uno strumentale lungimirante che si potrebbe tradurre con “senza frontiere”.
L’opera di debutto è intestata a Kepa, Zabaleta eta Motriku, ed è colma di ritmi folk baschi (arin arin, fandango, jota...) ma già mette in mostra composizioni originali dello stesso Kepa, musicista autodidatta che allarga gli orizzonti nella personale visione della musica popolare più prossima al jazz. Come se si fosse sollevato un po’ il basco per vedere più lontano e lasciare alla storia dischi come Triki up (1990) e Trikitixa Zoom (1991). Per quanto ancora nel tempo dell’apprendimento, già risulta complicato seguirne le veloci dita che disegnano ritmi frenetici sui tasti della triki.
Come tutti i suonatori inquieti, il passo successivo, Kalejira Al-Buk (1994), comporta, al passo coi tempi, una nuova curiosità nella sua corposa discografía, con i suoni delle radici che si aprono all’elettricità delle chitarre, del basso e delle tastiere in una sorta di folk rock con parti vocali in inglese e con la partecipazione di musicisti stranieri quali David D. Passinghan e di rinomati scrittori baschi come Jon Sarasua, Andoni Egaña e Edorta Jiménez.
Kepa comincia a dar corpo ai propri sogni, e arriva a conoscere l’ammirato Iribar, portiere del suo Atletico Bilbao, a collaborare regolarmente con gli amati Oskorri o a vincere il premio alla Mostra del Folk Nazionale per Nuovi Interpreti. I due dischi successivi, Trans Europe Diatonique (1992) e il delizioso, acustico e toccante Lau Eskutara (1995), registrati con l’inglese John Krikpatrick e l’italiano Riccardo Tesi il primo e col mago delle corde portoghese Julio Pereira nel secondo, lo mettono in contatto con artisti di altri paesi e lo portano verso l’uscita del primo di quelli che potremmo definire i suoi album essenziali.
Stiamo parlando di Bilbao 00.00 h (del 1998) che si rileverà una pietra miliare grazie alle vendite conseguite da un’etichetta indipendente come la Resistencia, che lo obbligherà a fare le valigie e partire in tour una settimana sì e una no. Nel doppio disco professa il proprio amore per la città natale, e “Bilbao...” è il disco che rappresenta l’espansione internazionale di Kepa su un doppio versante: quello commerciale e quello artistico. L’album, che include Del Hierro a Madagascar, cantato da Pedro Guerra, stabilisce, oltre al salto definitivo nella world music, l’abbraccio, solidale e che arricchisce, coi suoni di mezzo mondo, dalle Canarie al Mediterraneo, e poi Québec, Europa Centrale, Africa, Galizia, Portogallo, Irlanda...
Junkera mette Bilbao al centro della carta geografica, con un lavoro di promozione comparabile solo alla realizzazione del Museo Guggenheim. Una proiezione che continua col successivo Maren (2001), dedicato a una delle figlie, inciso per una multinazionale a conferma di una dimensione sempre più internazionale grazie al ritmo contagioso di canzoni come Bok-Espok e Ny Hirahira, in cui il basco si allea alle arie popolari di Armenia, Bulgaria e Albania. Con due dischi d’oro in tasca, e una nomination ai Latin Grammy Awards del 2002 per Maren, Kepa divide ormai la residenza tra il Paese Basco e gli hotel di tutto il mondo. Ogni festival di world music di tutti i continenti ha sicuramente invitato Kepa a suonare negli ultimi anni, ancor più dopo la pubblicazione di K (2003), live registrato al Teatro Arriaga coi suoi amici, che riassume quasi due decenni di inquieta attività sonora e che gli fa guadagnare il Grammy Latino quale miglior album folk e che gli permette di pubblicare il primo DVD della carriera.
Del 2004 Athletic Bihotzez, in cui professa la devozione per la squadra calcistica del cuore tra inni e fanfare gioiosi e multilingue, premio al Miglior Tema Basco ai Premios de la Música di quell’anno.
Arriva poi Hiri (2006), instancabile pellegrinaggio per le molte città del mondo, in un viaggio che sembra sempre appena iniziato.
Nel 2008 esce Etxea (“casa” in basco) doppio CD in confezione lussuosa che comprende canzoni tradizionali cantate in basco da un gran numero di artisti, da Santiago Auserón a Calamaro, passando per Estrella Morente, Lluis Llach, Loquillo, Pedro Guerra, Miguel Ríos, Jaime Urrutia, Ginesa Ortega, Ana Belén e Victor Manuel, Dulce Pontes, Miguel Bosé, Pau Donés e Luis Eduardo Aute. Oltre a più di quaranta voci, quindici musicisti tra cui Michel Camilo, Jose Antonio Ramos e Chano Dominguez danno forma a un’opera che travalica le frontiere della lingua.
Del 2009 esce Fandango: quattordici pezzi già noti eseguiti nelle Provença Sessions col Melonious Quartet.
Nello stesso anno viene pubblicato il doppio CD Kalea; questa volta Kepa ha viaggiato in America e registrato con vari artisti, che cantano in basco alcune le più caratteristiche canzoni di quel Paese. Stiamo parlando di qualcosa come ottantadue personaggi, cantanti e musicisti di undici diverse nazionalità: Cile, Messico, Colombia, Argentina, Guatemala, Perù, Venezuela, Uruguay, Cuba e Brazil. Voci di Juanes, Lila Downs, Pablo Milanés, Ximena Sariñana, Abel Pintos, Adriana Varela, Georgina Hassan, Hilda Lizarazu, Juan Carlos Baglietto, Liliana Herrero, Liliana Vitale, Pedro Aznar, Sandra Milhanovich, Sebas Bereciartua, Victor “Vitico” Bereciartua, Fabiana Cozza, Fabio Caddore, Ivan Lins, Kadu Viana, Magda Pucci, Cris Miguel, Sandra Oak, Angélica Leutwiller, e ci femiamo qui perché la lista sarebbe davvero troppo lunga!
Del 2010 Habana Sessions, disco che comprende undici brani musicali di temi familiari, composti dal musicista di Biscaglia, in cui possiamo udire i soli suoni di un piano e di una trikitixa, a completamento del progetto Fandango, cominciato nel giugno del 2009 con le Provença Sessions. Registrato interamente all’Avana nell’aprile del 2009, sprizza qualità e freschezza nell’unire la trikitixa di Kepa Junkera e le sue melodie speziate con la semplicità e sottigliezza del cubano Rolando Luna, pianista del Buena Vista Social Club.
Sempre più prolifico, ancora nel 2010 Kepa presenta un nuovo disco, anche se non completamente “suo”, in Beti Bizi Kepa è infatti soprattutto il produttore: Xabier Amuriza, il coro LEIOA KANTIKA KORALA e lo stesso Junkera, uniscono i propri talenti nel presentare dodici canzoni che non hanno paura di mettere insieme cose antiche, cori e musica elettronica.
La musica di Kepa è stata utilizzata dalla Compañía Nacional de Danza per “vestire” una coreografía realizzata dal suo direttore Nacho Duato, dal Museo del Vino di Olite nelle visite guidate, in varie pubblicità della radio basca o in dischi selezionati da Pedro Almodovar. Conta inoltre una discografia condivisa in cui risaltano il duo con l’amico Ibon Koteron, con cui ha firmato due album di recupero del suono ancestrale della alboka (strumento a fiato basco), gli imprescindibili Leonen Orroak (1996) e il più recente Airea (2004), in cui apporta le sue qualità di compositore, interprete e produttore, compito quest’ultimo per cui ha riscosso riconoscimenti nei lavori di Oskorri e nel lancio del duo di txalaparta (strumento in legno della tradizione basca) che lo ha accompagnato negli ultimi anni, Oreka TX, nel loro disco Quercus Endorphina. Da notare la partecipazione all’album Santiago, degli irlandesi Chieftains (Grammy come miglior album folk).
Ancora, Junkera è docente al Centro Superior de Musica del Pais Vasco, dove ha dato vita a ETXAK (Euskadiko Txalaparta Konpania), progetto per la promozione della txalaparta.
Artista internazionale, Kepa, nonostante il successo raggiunto, continua umilmente la sua ricerca, invitando nei suoi dischi musicisti di ogni stile e condizione, da Maria del Mar Bonet a Justin Vali, Hedningarna, Bottine Souriante, Phil Cunningham, Liam O’ Flynn, Oskorri, Béla Fleck, le Voci Bulgare, Carlos Nunez, Caetano Veloso, Tontxu, Andreas Wollenweider, Hevia, Dulce Pontes e più recentemente il chitarrista Pat Metheny, con cui ha diviso il palco del festival jazz di Vitoria-Gasteiz.
La triki di Junkera, il “soffietto dell’inferno” lo chiamavano i moralisti dei tempi andati, che lo bollavano come strumento degradante della morale pubblica, eccitatore delle passioni che nascono dalla carne (“Il soffietto dell’inferno incita le nostre giovinette a cadere nelle braccia dell’uomo”), continua a fare aria muovendo corpi ed emozioni. La sua opera, in basco ma aperta al mondo, gonfia di ritmiche e aromi di molteplici culture, definitivamente cosmopolita e universale è dunque orgogliosamente basca.
Discografía:
Infernuko Auspoa, (con Zabaleta e Motriku), 1986
Triki Up, (con Zabaleta e Imanol), 1990
Trikitixa Zoom, 1991
Trans-Europe Diatonique (con John Kirkpatrick e Riccardo Tesi), 1993
Kalejira Al-buk, 1994
Lau Eskutara (con Julio Pereira), 1995
Leonen Orroak (con Ibon Koteron), 1996
Bilbao 00:00, 1998
Tricky!, 2000
Maren, 2001
K, 2003
Athletic Bihotzez, 2004
Hiri, 2006
Etxea, 2008
Provenca Sessions/Fandango (col Melonious Quartet), 2009
Kalea, 2009
Habana Sessions (con Rolando Luna), 2010
Beti Bizi (con Leioa Kantika Korala), 2010
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