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PAUL ROLAND TRIO

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È davvero difficile descrivere una personalità così complessa e intensa come quella di Paul Roland, cantautore, poeta, scrittore (decine i libri pubblicati e tradotti in varie lingue), erudito saggista.
Proprio come uno degli eccentrici personaggi che popolano le sue canzoni, i quali si rifanno liberamente a quella parte della narrativa romantica che fiorì verso la fine del diciottesimo secolo in Inghilterra e che dominò tutto il secolo successivo, definita letteratura gotica, Paul è una personalità schiva, singolare, colto, mai banale, intensamente romantico.
Ma a parte il gusto per il soprannaturale e il fantastico, vi è nella poetica rolandiana un amore, una malia, per l’ottocento vittoriano, che trova in descrizioni minuziose alla Thomas Hardy del primo volo di un aerostato piuttosto che nei racconti delle stranezze di una famiglia eccentrica, o a quei freak così di moda in quella società, o nell’impossibilità di trovare il sonno di un asso del triplano tornato dalla guerra, quell’introspezione metafisica, quella magia quotidiana che ha fatto apprezzare questo singolarissimo autore alla critica internazionale che più volte ha scomodato l’aggettivo “genio”. Debuttando nei primi anni ’80 sulla caleidoscopica onda del revival psichedelico, Roland vanta oggi decine di album tra i quali il recentissimo Bitter and Twisted e White Zombie appena uscito per Unifaun Productions e definito dalla stampa come “un imperdibile capolavoro”.

Emerso delle brume del revival psichedelico dei primissimi anni ’80, Paul rivela da subito le sue straordinarie doti di cantautore, diverse per struttura e atmosfera, ambientazione e trama.
Sebbene echi di Bolan, Barrett e Drake si possano rintracciare nella sua musica, ciò che ammalia è un’immersione nelle atmosfere peculiari di una nebbiosa ed eccentrica Londra vittoriana ed edoardiana per sempre perduta.
I modi inediti, il linguaggio erudito usato, fanno guadagnare a Paul Roland l’immediato favore della critica più attenta. Paul descrive personaggi che sembrano usciti da racconti di Oscar Wilde, Montague Rhodes James, Joseph Sheridan Le Fanu, Thomas Hardy, eccentrici gentiluomini che conservano demoni mesopotamici in una bottiglia esibendoli in salotti densi di fumo a damascati dandy, spose che per centinaia di anni attendono, ancora in abito nuziale, sulla soglia, notte dopo notte, chi più non farà ritorno, giudici malvagi trovati impiccati, negromanti maldestri e spietati mercanti di spezie che da Port-Au-Prince trafugavano schiavi nel nuovo mondo nascondendoli nelle stive e nelle cambuse di alti velieri spettrali.
Una sequenza di straordinari EP come The Blades Of Battenburg o l’acuto, gotico mini album Burnt Orchids (la title track è la storia di un giovane patricida e del suo saper distillar veleni dalle essenze di piante esotiche) che contiene perle come The Puppet Master, storia di burattini che nottetempo si animano intonando il sinistro coro di We Are The Hollow Men impreziosita da un favoloso assolo di chitarra dell’allora compagno di merende Robyn Hitchcock; Death Or Glory del 1986 viene grossomodo raccolta (tralasciando alcune perle, purtroppo), nel primo (dopo quello uscito nel 1980 a nome The Midnight Rags, The Werewolf Of London) album House Of Dark Shadows uscito per la Pastell Records nello stesso anno. Paul inizia a girare in duo per l’Inghilterra con Piers Mortimer alla viola, tingendo con colori spettrali la sua musica melanconica e prevalentemente acustica.
Un successivo, fausto contratto con la geniale etichetta Bam-Caruso porta alle stampe alcune tra le cose migliori di Paul. Danse Macabre il titolo dell’album del 1987 che contiene alcune delle sue gemme come Gabrielle (splendida ghost story), The Great Edwardian Air Raid (il resoconto di un immaginario raid aereo su Londra), e Still Falls The Snow. Più tardi, lo stesso anno, un album acustico per la francese New Rose, A Cabinet Of Curiosities, ancora tra le opere migliori di Roland, seguito l’anno successivo dal gustoso Happy Families, resoconto di stranezze familiari e psicotiche reazioni.
L’uso di un quartetto d’archi, fagotti e altri strumenti cameristici sottolinea meravigliosamente in questo fecondo periodo l’eccentrica personalità dell’autore e delle sue canzoni. A testimoniare il disordine discografico che lo contraddistingue da sempre, da lì a poco esce, ancora per la Bam-Caruso un notevole Ep, che porta il nome della canzone principale, Alice’s House, un arguto omaggio a uno dei topos psichedelici per eccellenza, Alice in Wonderland di Lewis Carroll, che già ispirò la iconica White Rabbit di Grace Slick e dei suoi Jefferson Airplane.
Questo il periodo musicalmente più fecondo di Roland, al quale fecero seguito alcuni album sempre di buona qualità quali Duel, Masque e Roaring Boys. Ma si sa che non sempre (anzi, quasi mai) il pubblico premia la qualità e Paul Roland, le sue storie gotiche lentamente scemarono nella memoria del tempo e Paul, che già negli anni ’80 pubblicava racconti intelligenti e ricchi di pathos che stampava e donava in tirature limitate agli amici, si trasformò in un autore di libri di un certo successo, che dai saggi sulla meditazione trascendentale vanno a celeberrimi quanto eccentrici saggi sulle case inglesi infestate da fantasmi (tradotti in varie lingue e più volte ristampati) a libri di carattere storico e locale.
Dopo un periodo di assenza dalla scena musicale di quasi dieci anni, Paul ritorna alla grande con album di straordinaria qualità quali Re-Animator, liberamente ispirato ai racconti del grande scrittore americano Howard P. Lovecraft, un album di cover, Strychnine, (uscito anni prima in Cd ma ora espanso, riregistrato parzialmente ed edito dalla benemerita label italiana Black Widow) e Pavane, doppio Lp, tra i suoi lavori migliori di sempre come pure il recente, pagano, intelligentissimo Hexen, musiche sabbatiche per un film muto sulle streghe.
“Ho canzoni già abbozzate per almeno due album”, risponde Paul alla domanda su cosa abbia nel suo cassetto dopo un disco così bello come Hexen, “una monografia che vorrei pubblicare liberamente basata, come fu per quelle su Lovecraft, Poe e i fratelli Grimm, sul mio autore di ghost stories preferito, M.R. James. Poi un lavoro più corale, dark e, in un certo senso, espressionista su un film dei primi anni ’30, White Zombie. Probabilmente li registrerò proprio in Italia tutt’e due.”

E così è stato. Paul Roland è ora in tour in Italia per presentare l’ultimo lavoro discografico “White Zombie” realizzato per la Dark Companion Records. Con lui in tour Annie Barbazza al basso, chitarra e voce e Lorenzo Trecordi al flauto e chitarre.



 

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